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Daniele Nicoli:

Splendido scorcio della Liguria, perfettamente ‘assemblato’ dall’ottima organizzazione. Come descritto sul sito istituzionale, il percorso è naturale e cosequenziale. Niente giri  forzati, mulattiere e sentieri di una volta. Dove la fatica di tutti i trailer, di questa domenica, si somma a quella che decenni prima era il risultato di necessità e non strettamente un piacere.

Come Sara aveva anticipato, la pioggia è parte del pacco gara. Il Cammino di Santa Croce se la porta dietro dalla sua nascita. Non molto, sono 3 anni, ma quel che basta per definirla una
maledizione, o semplicemente una caratteristica. Onestamene, meno male che il sole non ha fatto capolinea sulle nostre teste. Quello di Aprile sarebbe stato devastante. Peccato, per contro, non potere godere di panorami eccezionali. Mai come lassù gli appennini cadono in mare.

Arriviamo a Bogliasco e per poco incrociamo la coda del gruppo del percorso lungo, appena partito.  Posteggiamo al campo sportivo, situato a circa 100 D+ dalla partenza, prendiamo la navetta, arriviamo al palazzetto e ci si prepara. Dopo il briefing, il Conte invita tutti a recarsi sulla partenza. Mi accorgo nel dunque di avere la mutanda degli short fuori posizione. Corro dentro la palestra, e fantozzianamente, davanti alle 3 simpatiche volontarie che consegnavano il pettorale, mi tiro giù i pantaloni con poca discrezione. Uno scostumato. Oddio devi rincorrerli! Nulla di questo.  Si ci avvia alla partenza tranquillamente.

Primo tratto in asfalto, poi si sale subito, e con intensità. Il percorso rispetto all’anno scorso è abbastanza modificato. Invece di superare Sessarego e salire dallo stesso crinale, ci allarghiamo verso ponente e corriamo saliscendi continui. Gino, il Grande Gino, prima della partenza lamentava dolori e doloretti. Oltre ad una diffusa stanchezza. Ma come copione, corre sempre più veloce. Scala e sale che è un piacere, ed io fatico a stargli dietro. Ci vogliono 4 km perché il fiato ‘si rompa’ e possa iniziare a sentirmi più sciolto.

Inizia a piovere, non forte. E nonostante un cielo plumbeo e la visuale limitata, si può godere di scorci tipici e comunque affascinanti. Vai Gino, tira in salita: la discesa sarà fangosa e poco corribile! Incosciamente lo spingo, ma intanto lui va sempre più di me. Costante nel passo. Saggio nel non premere troppo. Superiamo Bric Gianesi, arriviamo in poco presso Casa Cordona dove incontriamo e correremo per un breve tratto l’asfalto.
Raggiungo qui Gino, che mi porterà e tirerà, più avanti, sino al traguardo.

Ora un po’ di saliscendi in costa. Nuvole basse o noi in alto? Siamo intorno ai 800 m.
Strano, ma poi neanche tanto, il vento: giù in basso tiepido, da sud. Quassu fresco e pungente. E il mare, la costa, sarà in linea d’aria a non più di 2 km.

Saltiamo il tratto per raggiungere il Monte Riondo: l’organizzaizone ci fa passare dalla strada provinciale: troppo fango. Si scivola e si rischia. Ottima scelta, la sicurezza per prima, ma se penso all’anno prima, mi sembrava di correre sull’asciutto. Primo rifornimento e già tanta fame. Ma non rischio: siamo bagnati quel che basta e il vento tiene la nostra temperatura un po’ più bassa. Riprendiamo la costa e non posso non scattare il Grande Gino che si perde nella nebbia. Raggiungiamo la cima Coppi, il Mone dell’Uccellato.

Ora si scende. Al Grande Gino avevo promesso l’avrei tirato in discesa. Ecco: mai esporsi. Lui scappa via che è un piacere. Io un po’ timoroso, rallento. Affrontiamo una mulattiera crudele: è corribile, ma non devi distrarti un attimo. Se qui perdi il controllo ti segni per sempre. Si scende poco su asfalto e arriviamo a Levà. Per poi risalire subito. Entriamo subito nel bosco e sento essere inseguito.

I primi della lunga ci raggiungono. Mi fermo e li saluto, non posso fare altro: Ansaldo, Barnes e Canetta, camminano con un passo doppio del mio, con il doppio e più km nelle gambe. Il primo, Zarantonello è già passato. E’ o non è un altro sport il loro? Si riprende, tratto pianeggiante poi discesa sino a Teriasca. Poco prima incrocio Andrea infortunato: spalla dolorante. Lui scende a denti stretti presso il punto di raccolta. Ci fermiamo, ma il suo nulla osta ci permette riprendere a correre. Bravo!

Il Grande Gino mi ha staccato di qualche centinaio di metri. Gino, invece, mi raggiunge. E da ora mi tirerà sino al traguardo. Sono un po’ stanco, i 47 km dell’Elba Trail ora li sento un po’. Al ristoro di Pieve Ligure, un signore anziano mi dice qualcosa. Non riesco a capirlo, ma ascolto qualcosa che forse la stanchezza mi fa mal interpretare e capire: ‘…corri con il diavolo‘. Occavolo. Cosa voleva dire? Il diavolo era riferito a Gino oppure mi ha visto in viso provato e stanco e con un aspetto poco raccomandabile? Gli stringo la mano al volo, sorrido e scappo via. Un po’ spaventato.

Tratto panoramico sulla costa, gran bei posti dove vivere a abitare questi. Me lo ripeto in continuazione. Cerco qualce scorcio e per poco immagino viverci. L’invidia, brutta cosa, eh!
Arriviamo a San Bernardo, si scende finalmente. Ancora volontari, e ancora tanti Grazie al loro operato e alla loro presenza. il Grande Gino e Gino mi precedono di poco. Chiudo ad un ritmo di 7 km/h. Non molto, ma neanche poco per i miei ritmi. Sorpresa le doccie promiscue, compliementi ancora all’organizzazione. Finiamo con focaccia al formaggio, trofie al pesto e una buona fetta di crostata.

Intanto la pioggia, leggera-leggera, continua a cadere.

 

Di Daniele Nicoli

8 Maggio 2012